Dal 1963 Marradi festeggia il suo Marrone: si mangia, si compra e si cammina tra i castagneti.
Ogni domenica di ottobre le vie del paese si riempiono di banchi: caldarroste, castagnaccio, torte di marroni, marmellate e il vino novello dell’Appennino. Le associazioni del paese cuociono le castagne nelle padelle bucate su fuochi di legna, e il profumo si sente dalla stazione.
Il Marrone del Mugello IGP qui è una cosa seria: grosso, dolce, con la pellicina che si toglie da sola. Lo trovi fresco a sacchi dai produttori, a prezzi che in città non esistono.
La sagra è gratuita e a misura di paese. L’unica cosa a biglietto è il treno storico a vapore da Firenze o da Pistoia, che arriva a Marradi in tarda mattinata: va prenotato settimane prima.
Uguale ogni domenica di ottobre; cambiano musica e spettacoli.
La linea Faentina è metà del viaggio: gallerie, boschi e piccole stazioni fino al crinale.



Quattro cose che chi ci vive dà per scontate.
Il prezzo dai produttori è circa la metà di quello in città. Contanti.
I posti finiscono in pochi giorni dall’apertura delle vendite, a settembre. Se lo perdi, il regionale è bellissimo lo stesso.
I castagneti sopra Marradi sono a mezz’ora a piedi: sentieri facili, ma fangosi dopo la pioggia.
A ottobre sul crinale le mattine sono a 8 gradi: uno strato in più, che poi togli al sole.
Il crinale tosco-romagnolo: borghi di pietra, castagne e nessuna folla.



La sagra è gratis. Se vuoi raccogliere castagne con un produttore o entrare in un essiccatoio, queste le prenoti su Twip.
Le cose che ci chiedono prima di partire.
No. La sagra è nelle vie del paese: si paga solo quello che si mangia o si compra.
No: è un’iniziativa separata, con biglietto e prenotazione. La sagra si raggiunge anche con il regionale.
La seconda e la terza di ottobre hanno i marroni più belli. La prima è meno affollata.
Molto: caldarroste, il treno a vapore, il paese piccolo. Passeggino ok, il centro è quasi tutto piano.
Si fa lo stesso: i banchi sono sotto i tendoni e i castagnai lavorano con qualsiasi tempo.